Papà puzza… Come ho smesso di fumare e ho iniziato a respirare davvero
- Manoni Cristian

- 10 lug 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Data di rinascita: 20 dicembre 2023

L’affondo di mio figlio
«Papà, puzzi… smetti di fumare.»
Quattro parole che mi sono entrate nei polmoni peggio del catrame.
Mio figlio ha tre anni.
Non conosce mezze misure, non camuffa la verità. Io, invece, mi nascondevo: uscivo sul balcone, chiudevo la porta, spruzzavo deodorante. Credevo di proteggerlo. In realtà stavo proteggendo la mia dipendenza.
Quel momento è stato la crepa che ha fatto saltare il muro.
Non dovevo cambiare marca, passare alla light, o spostarmi di stanza.
Dovevo cambiare identità.

Venti sigarette al giorno
per vent’anni
Ho acceso la prima sigaretta a tredici anni per sentirmi grande.
A vent’anni il gesto era diventato un punto fermo della giornata. Fumavo dopo la bici, dopo il sesso, dopo il caffè, durante il lavoro, alla fermata, ovunque. Era il mio sottofondo costante.
Ogni boccata era un prestito ai miei polmoni con interessi altissimi: fiato corto, tosse, sonno leggero, allenamenti macinati a metà. Eppure continuavo
Per abitudine, non per piacere. Il piacere è una parola che ho scoperto dopo, quando ho ricominciato a respirare aria pura.
il libro che ha acceso la miccia
Mi è capitato tra le mani «Resap – Respira Solo Aria Pura».
Non è un manuale magico, ma ha fatto una cosa che nessun sermone era riuscito a fare: mi ha mostrato cosa succede al mio corpo quando respiro bene.
Ho scoperto che i polmoni possono espandersi come vele e spingere il sangue ovunque, che il diaframma è un muscolo da allenare, che l’ossigeno è la valuta di ogni performance.
Ho finito il libro in due sere, poi ho aperto YouTube e mi sono perso nei video sul breathwork.
Di notte lasciavo scorrere tracce di musica ipnotica in cuffia, perché se devi riscrivere un’abitudine radicata, la devi martellare anche mentre dormi.
Lo switch: atleta o fumatore
Nel frattempo stavo seguendo un percorso di crescita personale, efficacemente
Un concetto mi ha incastrato contro il muro:
le scelte definiscono la tua identità.
Io volevo definirmi atleta, ma agivo da fumatore. Le due cose non potevano convivere.
Così mi sono fatto la domanda che evitavo:
«Cristian, cosa vuoi essere davvero?»
La risposta mi ha lasciato senza alibi. Volevo correre più forte, sentire le gambe leggere in salita, recuperare presto, dare esempio a mio figlio. Tutto puntava in un’unica direzione:
smettere di fumare, ma la differenza l'ha fatta quando ho smesso di dire "fumare" e ho iniziato a dire:
smetto di avvelenarmi
La falsa scappatoia
della sigaretta elettronica
Come molti, ho provato a “transitare” con la e‑cig.
Un inganno perfetto: niente puzza, mille aromi, zero cenere.
Risultato?
Fumavo il doppio. La nicotine hit era identica, la gestualità ancora più facile. Portavo la penna alla bocca in automatico mentre guidavo, lavoravo, guardavo la TV.
Dopo una settimana mi sono reso conto di aver sostituito una catena con un’altra, più lucida ma altrettanto serrata.
Ho deciso di tagliare anche quella.
Il mio protocollo di liberazione
Secco sulle bionde. Ho smesso di colpo le sigarette tradizionali. Nessun “solo il weekend” o “meno tirate”. Per me la moderazione è un mito: o dentro o fuori.
Riduzione progressiva della nicotina in e‑cig. Dal 12 mg al 3 mg in venti giorni, poi zero.
Respirazione consapevole. Ogni voglia veniva sostituita da tre cicli di box breathing: quattro secondi inspiro, quattro trattengo, quattro espiro, quattro trattengo. Ossigeno al cervello, craving in panchina.
Movimento immediato. Quando la testa chiedeva nicotina, le gambe rispondevano: venti push‑up, una hollow position, un giro dell’isolato a passo veloce. Bastavano due minuti per far crollare l’urgenza.
Contabilità spietata. Ogni sera annotavo: soldi risparmiati, fiato guadagnato, senso di colpa sottratto. Vedere i numeri crescere mi dava benzina mentale.
Il costo reale: salute e denaro
Le sigarette mi costavano in media duecento euro al mese. In un anno sono più di 2000 euro, in dieci anni un utilitaria.
Ma il costo che pesa di più non va sul conto in banca: è l’energia che perdi, le salite che abortisci, l’odore che ti porti addosso, il sibilo quando ridi di gusto.
Uno Stato che tassa il fumo al 75% non ha alcun interesse a curare la tua dipendenza.
Sei un cliente perfetto:
paghi per avvelenarti
e, quando ti ammali, paghi le cure.
Ho deciso di uscire da questo gioco.
Dal giorno zero a oggi
Il 20 dicembre 2023 ho spento l’ultima bionda. Da allora:
Nessuna ricaduta.
VO₂ max salito di sei punti.
Sonno profondo aumentato di quaranta minuti per notte.
gare di mtb e trail run concluse senza l’ombra di tosse.
Mio figlio mi abbraccia senza arricciare il naso.
Ogni tanto mi chiedono se mi manca fumare. La verità è che mi manca più la versione di me che non fuma: più lucida, più presente, più leggera. E non baratterei mai quel respiro per una boccata.
Vuoi liberarti anche tu?
Non esistono strade facili, ma esistono scelte nette.
Se ti riconosci in questa storia, lasciami la tua mail o scrivimi su Instagram.
Sto preparando una mini‑guida gratuita con i passi esatti che mi hanno portato a smettere, i rituali di respirazione, le routine di emergenza, la playlist notturna.
Fallo ora. Il tempo che regali al fumo nessuno te lo restituisce. Ma puoi decidere che la prossima boccata sia aria pura.
Se questo articolo ti è servito, condividilo con qualcuno che ha ancora la sigaretta in mano. Potresti essere la crepa nel suo muro.




Commenti