Quando tutto il mondo corre, io rallento
- Manoni Cristian

- 1 lug
- Tempo di lettura: 6 min
Ci sono momenti nella vita in cui smetti di cercare soluzioni complicate e inizi a tornare alle cose semplici.
Per me è successo gradualmente.
Non è stato un libro letto in una notte, un video motivazionale o un corso particolare a cambiare le cose. È successo nel tempo, attraverso centinaia di piccoli gesti ripetuti quasi senza accorgermene. Alcuni li ho scoperti grazie allo sport, altri grazie alla curiosità, altri ancora perché in certi periodi della mia vita avevo semplicemente bisogno di stare meglio.
Oggi, guardandomi indietro, mi accorgo che esiste un rituale che ha accompagnato gran parte della mia trasformazione personale.
Non parlo di un allenamento
Non parlo di una dieta
Non parlo di un metodo miracoloso
Parlo di fare mobilità, di una camminata, di qualche esercizio di respirazione e di un bagno nel fiume o doccia fredda.
Detto così sembra quasi banale.
Eppure sono proprio le cose più semplici che spesso hanno l'impatto maggiore.

Lo faccio da anni. Lo facevo quando ero più pesante. Lo facevo quando fumavo. Lo facevo durante i periodi difficili. Lo facevo a dicembre e gennaio quando l'acqua sembrava ghiaccio liquido. Lo faccio oggi che mi preparo per gare di enduro, che curo l'alimentazione e che cerco continuamente di migliorarmi.
È diventato parte della mia identità.
Non qualcosa che faccio.
Qualcosa che sono.
Quando inizia davvero la giornata

La maggior parte delle persone parla di routine mattutina.
Io ho imparato che per chi lavora su turni la realtà è diversa.
Ci sono giorni in cui la sveglia suona alle quattro e mezza del mattino per il primo turno. Ci sono settimane in cui esco dalla fabbrica dopo una notte di lavoro, torno a casa, dormo e mi sveglio alle due del pomeriggio.
Per molto tempo ho pensato che questo fosse uno svantaggio.
Poi ho capito una cosa.
La giornata non inizia quando lo dice l'orologio.
La giornata inizia quando ti svegli.
È in quel momento che il cervello riaccende i motori. È in quel momento che il sistema nervoso torna operativo. È in quel momento che decidi inconsapevolmente quale sarà la qualità delle ore successive.
Per questo il mio rituale non dipende dall'orario.
Dipende dal risveglio.
Quando apro gli occhi cerco di non buttarmi immediatamente nel rumore del mondo. Non voglio che la prima cosa che entra nella mia testa siano notifiche, problemi, email o social network.
Prima voglio ascoltare me stesso.
Prima voglio capire come sta il mio corpo
Prima voglio respirare
È una differenza sottile, ma enorme
Perché quando inizi la giornata reagendo agli stimoli esterni, passi il resto del tempo a rincorrere.
Quando invece inizi ascoltando te stesso, sei tu a guidare la giornata.
Quando posso e ho più tempo esco a camminare, altrimenti modifico il rituale e faccio "solo" 10 minuti di mobilità yoga e respirazione.. dico "solo" perché basta anche poco al giorno, la differenza è la costanza, farlo tutti i giorni, non vedrai i risultati subito ma lungo andare cambierà tutto
La strada verso il fiume

La prima parte del rituale è la più semplice.
Cammino.
Sempre a stomaco vuoto.
Molti pensano che servano allenamenti estremi per migliorare il proprio fisico. In realtà ho imparato che una semplice camminata quotidiana può fare molto più di quanto immaginiamo.
Durante quei minuti il corpo si riattiva lentamente. Le articolazioni si sciolgono. I muscoli si svegliano. La circolazione aumenta. La mente esce gradualmente dalla nebbia del sonno.
Ma non è solo una questione fisica.
La camminata crea spazio mentale.
Viviamo bombardati da informazioni. Ogni giorno veniamo colpiti da migliaia di stimoli, messaggi, opinioni, pubblicità e notifiche.
Quando cammino verso il fiume tutto questo sparisce.
Rimangono il rumore dei passi, il vento, il sole sulla pelle, il profumo dell'erba e dell'acqua.
Rimango io.
E più passa il tempo, più mi accorgo che questo è un lusso enorme. La possibilità di stare da solo con i propri pensieri è diventata una delle cose più rare del mondo moderno.
Imparare a stare nel disagio
Durante il tragitto pratico gli esercizi di Oxygen Advantage.
All'inizio mi interessavano soprattutto per la performance sportiva. Volevo migliorare la respirazione in bici, nelle salite lunghe, nelle gare e durante gli sforzi intensi.
Poi ho scoperto che il beneficio più grande era altrove.
Quando espiri e trattieni il respiro mentre continui a camminare, arriva inevitabilmente un momento in cui il corpo ti chiede di respirare.
È una sensazione scomoda.
Non dolorosa.
Scomoda.
Ed è proprio lì che si nasconde la lezione.
Perché puoi scegliere.
Puoi reagire immediatamente oppure puoi restare calmo ancora qualche secondo.
Con il tempo ho capito che questo meccanismo assomiglia incredibilmente alla vita.
Anche nella vita arrivano continuamente momenti scomodi:
Una paura
Un pensiero ossessivo
Una critica
Un problema economico
Una giornata storta
L'istinto ci porta a reagire subito.
La respirazione mi ha insegnato qualcosa di diverso.
Mi ha insegnato a restare fermo abbastanza a lungo da non farmi trascinare da ogni impulso.
E questa capacità vale molto più di qualsiasi miglioramento atletico.
L'acqua fredda non diventa mai facile

Quando arrivo al fiume entro in acqua, ogni volta.
Anche quando non ne ho voglia.
Anche quando fa freddo.
Anche quando la parte più pigra di me cerca delle scuse.
Molte persone pensano che dopo anni diventi facile.
Non è così.
L'acqua fredda resta fredda.
La differenza è che impari a fidarti del processo.
Sai già che i primi secondi saranno scomodi.
Sai già che il corpo proverà a ribellarsi.
Sai già che la mente ti suggerirà di uscire.
E sai anche che, se resti e respiri, tutto cambierà.
Ogni immersione è una piccola lezione di adattamento.
Ogni immersione è un promemoria che il disagio non dura per sempre.
Ogni immersione rafforza il sistema nervoso.
Negli anni ho notato qualcosa di interessante.
I periodi in cui facevo con costanza camminata, respirazione e bagno nel fiume coincidevano spesso con i periodi in cui mi sentivo meglio.
Più energia.
Meno stress.
Maggiore lucidità.
Migliore recupero.
Persino una gestione più facile della composizione corporea e della percentuale di grasso.
Non perché il fiume sia magico.
Ma perché tutto il sistema funziona meglio.
Due minuti di silenzio
Prima del bagno una parte fondamentale la respirazione Wim Hof.
Tre cicli.
A volte cinque.
Negli ultimi mesi sono arrivato a due minuti di apnea, non considero questo un record, non mi interessa collezionare numeri. Mi interessa ciò che accade dentro quei due minuti.
Perché durante l'apnea succede qualcosa che raramente sperimentiamo nella vita moderna.
Silenzio
Un silenzio vero.
Niente notifiche.
Niente conversazioni.
Niente rumore.
Solo presenza.
Per qualche istante il passato smette di esistere e il futuro perde importanza.
Esiste soltanto quel momento.
Ed è incredibile quanto possa essere rigenerante.
La società della velocità

Forse il motivo per cui questo rituale è diventato così importante è che rappresenta l'esatto opposto del mondo moderno.
Viviamo in una cultura che premia la velocità.
Più contenuti.
Più lavoro.
Più informazioni.
Più produttività.
Più risultati.
Siamo continuamente spinti ad accelerare.
Eppure, osservando le persone che ammiro davvero, ho notato una caratteristica comune:
Non sono sempre quelle che corrono più forte.
Sono quelle che mantengono la calma quando tutti gli altri vanno nel panico.
Sono quelle che riescono a pensare lucidamente mentre gli altri reagiscono impulsivamente.
Sono quelle che conoscono il valore della lentezza.
Per anni ho creduto che migliorare significasse spingere sempre di più.
Oggi penso che migliorare significhi anche imparare a rallentare nel momento giusto.
Perché continuo a farlo
Se qualcuno mi chiedesse perché continuo a dedicare tempo a questo rituale, la risposta sarebbe semplice.
Perché funziona.
Mi aiuta a stare meglio.
Mi aiuta a recuperare.
Mi aiuta a pensare.
Mi aiuta a ricordarmi chi sono.
In un mondo che cerca continuamente di dirti cosa devi essere, cosa devi comprare, cosa devi desiderare e dove devi andare, questi momenti rappresentano un ritorno all'essenziale.
Cammino.
Respiro.
Entro nell'acqua.

E per un po' tutto torna semplice.
Quando tutto il mondo corre, io rallento.
E ogni volta che rallento abbastanza da ascoltare me stesso, mi accorgo che la direzione è ancora quella giusta.
Se ti ritrovi in quello che hai letto forse hai bisogno anche tu di trovare un tuo rituale, non siamo uguali e non dico di fare le stesse cose, a me fa bene fare questo e altri potrebbero stare bene con altri metodi..la cosa importante è dedicare quel poco tempo all'inizio della giornata, ritrovarsi e cercare di non perdersi in questo mondo veloce



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